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10 marzo 2017

Alla ricerca della pace: viaggio in Bosnia ed Erzegovina

Viaggio in Bosnia ed Erzegovina degli studenti del Liceo Scientifico.

Dal 10 al 15 marzo gli studenti delle classi quarte del Liceo Scientifico parteciperanno a un viaggio di istruzione in Bosnia ed Erzegovina. Un percorso di sei giorni che farà tappa a Počitelj, Mostar, Sarajevo, Tuzla, Potočari, Bratunac, Srebrenica, con visite e incontri per guideranno i ragazzi nella conoscenza della storia e dell’attualità di alcuni dei luoghi simbolo della guerra in ex Jugoslavia.

Il viaggio, nato dalla collaborazione con l’associazione “Tenda per la pace” di Staranzano, ha come obiettivo l’incontro con alcuni testimoni locali che operano per ricostruire prospettive di pace e di convivenza nelle ex zone di guerra. Saranno loro ad accompagnare gli studenti nella comprensione degli avvenimenti e delle radici profonde del conflitto che insaguinò la Bosnia dal 1991 al 1995, le cui conseguenze sono presenti  ancora oggi nel tessuto vivo delle comunità.

I ragazzi di quarta avranno modo di conoscere alcune importanti realtà che in questi anni hanno operato nel campo della cooperazione sociale, del volontariato e della promozione di una cultura di pace:

- “Kuća Otvorenog Srca” (KOS) l'associazione  “Casa dal Cuore Aperto” viene fondata ufficialmente nel novembre 2007. L’associazione lavora per ricostruire quel tessuto sociale e culturale multietnico che ha sempre caratterizzato l’intera Bosnia.

- “Tuzlanska Amica” (Tuzla). L’associazione è formata da un'équipe di donne, tra cui psicologi e medici, e offre assistenza alle donne e ai loro bambini, aiutandoli a superare i traumi subiti durante il conflitto. Dalle donne l’intervento progressivamente si è orientato anche ai gruppi familiari, assistendo anziani e disabili.

- “Madri di Srebrenica” (Srebrenica). L’associazione ha la sua sede principale a Tuzla ed è composta dalle vedove del genocidio di Srebrenica. Ancora oggi, a quindici anni di distanza da quel fatidico 11 luglio 1995 il loro scopo è far sì che ogni vittima possa essere riconosciuta e che il corpo del defunto possa essere restituito alla famiglia.

- “Cooperativa agricola Potočnica” (Potočari). Fondata da sette donne nel luglio del 2011, è una delle prime cooperative di donne della regione ed è nata anche con il supporto e il contributo di alcune realtà italiane. Tra i suoi obiettivi quello di favorire e rafforzare l’imprenditorialità femminile, in particolare nel campo dell’agricoltura e del lavoro manuale.

- “Cooperativa agricola Insieme” (Bratunac). Costituita nel 2003 da 10 soci/fondatori, specialmente dopo l'entrata in funzione dell'impianto di congelamento alla fine del 2006, la cooperativa conta oggi quasi 400 soci distribuiti nelle varie frazioni dei comuni di Bratunac e Srebrenica. Accanto agli obiettivi economici/lavorativi il progetto intende ricreare condizioni sociale di fiducia e di reciproco aiuto.

- “Associazione OGBH” (Sarajevo). L’associazione non governativa “OGBH” è stata fondata nel 1994 con l’obiettivo di occuparsi dei bambini vittime di guerra. Durante il conflitto in Bosnia vi sono stati più di 30.000 bambini che hanno perso almeno un genitore e più di 2.500 che li hanno persi entrambi. L’associazione opera ancora oggi per offrire un sostegno alle persone che hanno vissuto i traumi della guerra.

Durante il viaggio gli studenti del Liceo scientifico incontreranno alcuni testimoni che li guideranno alla scoperta delle drammatiche vicende della Bosnia e dell’Erzegovina:

- Irfanka Pašagić. Nata a Srebrenica nel 1953 ha studiato a Sarajevo e Zagabria, specializzandosi in psichiatria. Nell'aprile del 1992 è stata deportata da Srebrenica dove lavorava, raggiungendo insieme a migliaia di altri profughi Tuzla. Grazie al sostegno della rete “Ponti di donne tra i confini” ha fondato “Tuzlanska Amica”. Fin dall'inizio si è occupata di assistenza con alle donne e ai bambini traumatizzati,”

- Rada Zarkovic. Fino al 1994 è vissuta a Mostar. Dopo la guerra, che ha colpito duramente la sua famiglia, si è trasferita a Belgrado con le sue due figlie e, per tutta la durata delle guerre nella ex Jugoslavia, ha cercato di costruire reti di solidarietà. Ha lavorato nei campi profughi, sulla memoria della convivenza, con le “Donne in nero” di Belgrado. Nel 1998 è tornata in Bosnia e ha iniziato a lavorare a Bratunac e Srebrenica. Qui ha promosso e fondato la “Cooperativa Insieme” con l'obiettivo di ricostruire il tessuto sociale e produttivo a partire dall'attività tradizionale.

- Jovan Divjak. Nato nel 1937 è fondatore e presidente dell’OGBH. Ex generale della JNA (Armata Popolare Jugoslava), durante l’assedio di Sarajevo ha guidato la difesa della città, scegliendo la fedeltà alla popolazione piuttosto che alla sua appartenenza etnica. È ricordato per aver raccolto le sue memorie di guerra nel volume Sarajevo mon amour, pubblicato in diverse lingue.

- Kanita Fočak. Architetto che ha vissuto l’intero assedio di Sarajevo rimanendo nella propria casa davanti alla storica biblioteca. È rimasta sola con due bambini piccoli proprio nei primi giorni di guerra, ma nonostante questo, ha deciso di non lasciare Sarajevo e ha partecipato alla “resistenza culturale” della città, promuovendo concerti e balli clandestini, mostre d’arte nelle cantine, … Oggi lavora come interprete per il contingente italiano di stanza a Sarajevo. Nel 2016 è stata insignita del titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana.