Salvaguardiamo i nostri oceani.

I volontari della Onlus Sea Shepherd incontrano gli allievi delle classi prime

Si parla della situazione di salute dei nostri oceani e della salvaguardia delle specie ritenute a rischio.

Nel mese di dicembre, le classi prime hanno incontrato i volontari della Sea Shepherd Conservation Society (SSCS), un'organizzazione internazionale senza fini di lucro la cui missione é quella di fermare la distruzione dell'habitat naturale e il massacro delle specie selvatiche negli oceani del mondo intero al fine di conservare e proteggere l'ecosistema e le differenti specie.
Costituita nel 1977, Sea Shepherd opera quindi per salvaguardare la delicata biodiversità degli ecosistemi oceanici al fine di assicurarne la sopravvivenza per le generazioni future.
Il loro simbolo ricorda la bandiera tradizionale dei pirati e si compone di un teschio con sotto riportati il bastone del pastore incrociato al tridente di Nettuno. Simboleggia la protezione degli Sea Shepherd verso gli animali, mentre il teschio rappresenta la morte che l’umanità porta nell’oceano.
Durante l’incontro hanno presentato alcune delle specie a rischio estinzione ed i comportamenti che l’uomo mette in atto nei confronti di questi animali.
Ad esempio, una delle operazioni condotte di recente dai volontari si è svolta nell’Area Marina Protetta del Plemmirio (Siracusa), dove hanno documentato e denunciato attività di bracconaggio a danno di due specie: i ricci di mare e la cernia bruna. Quest’ultima è una specie classificata ad alto rischio di estinzione perché è soggetta a pesca illegale a causa delle sue carni prelibate, pesca che non consente a questi animali di riprodursi per mantenere costante la popolazione.
Sempre in quest’area sono state avvistate delle persone che, in apnea, pescavano illegalmente dei ricci di mare. In collaborazione con le autorità locali, i volontari hanno liberato più di mille ricci per riequilibrarne la popolazione.
Molto ci hanno parlato delle balene, della loro biologia, e di come sono vittima di pesca illegale da parte di alcuni. Ad esempio, i giapponesi utilizzano delle navi che si muovono indisturbate nei luoghi frequentati dai cetacei con lo scopo di fare ricerca, ma si tratta solo di una scusa per giustificare la cattura dei cetacei.
Si sono pure soffermati sui delfini sottolineando l’intelligenza di quegli splendidi mammiferi e la complessità del loro “linguaggio”. Essi dispongono di un sistema di comunicazione fondato non solo sulla capacità di produrre ultrasuoni significanti all’interno del gruppo, ma anche su schemi di movimento utilizzati come segni di comunicazione.
I volontari continuano a presidiare e denunciare la crudele cattura di delfini e piccoli cetacei che ogni anno viene attuata nella baia di Taiji, in Giappone. Da settembre a marzo interi branchi di questi animali vengono spinti nella baia dove gli esemplari ritenuti “più carini” vengono selezionati per i delfinari e gli acquari. Gran parte di quelli non scelti vengono brutalmente massacrati per il consumo alimentare. Pochi, di solito i più giovani, vengono risospinti in mare, ma con ben poche speranze di sopravvivere senza la protezione della loro madre e del branco: alcuni andranno incontro alla morte a causa della fame, altri invece cadranno vittime dei predatori.
Questo incontro ci ha interessato molto perché ci ha fatto riflettere sull’importanza di un corretto comportamento ambientale attraverso la conoscenza del mondo marino. Ci ha reso consapevoli dell’uso poco rispettoso che gli uomini attuano nei confronti degli animali. Ad esempio, quanta crudeltà e sofferenza si nasconde dietro al “viso” apparentemente felice di un delfino che salta in un delfinario?